Su di me

Mi chiamo Attila.


Sono stati gli irlandesi a darmi questo nome, tanti anni fa, durante un memorabile viaggio che ho vissuto nella loro terra; e io ho deciso di tenermelo, perchè l’atto di cambiare nome (l’anagrafe mi conosce come Attilio) rifletteva la trasformazione che quel viaggio aveva innescato in me.

Nato e cresciuto in Sicilia, in una città che non offriva molti stimoli nè molte possibilità di allargare i propri orizzonti, a diciannove anni – con tutta l’inesperienza e l’inconsapevolezza di quell’età – mi arruolai nella Guardia di Finanza.

Fui mandato a prestare servizio vicino a Napoli, e fu lì che incontrai il Mondo.  🙂


Andare a vivere lì fu una specie di rinascita: mi tuffai nella vita sociale, quando fino ad allora non ero mai stato a mio agio nelle relazioni interpersonali; cominciai a ballare la tammurriata, io che non avevo mai avuto confidenza col mio corpo; imparai a pilotare deltaplani a motore, con tutta la paura che avevo dell’altezza; mi iscrissi alla Facoltà di Psicologia, iniziai a suonare il violino, a viaggiare ogni volta che potevo, a dormire ogni notte in una casa diversa…

Man mano che crescevo, la divisa mi stava sempre più stretta; ma la lusinga di uno stipendio fisso e tutte le idee inculcatemi da ragazzino in merito alla sicurezza economica non mi facevano vedere altro futuro se non quello di finanziere per il resto dei miei giorni.


Fu la Capoeira a liberarmi. Del resto essa è la lotta di liberazione per eccellenza!

Cominciare a praticarla, nel duemiladieci, segnò l’inizio di un’altra profonda trasformazione.
Per raccontare tutto ciò che la Capoeira mi ha dato e continua a darmi servirebbero un monte di parole; dirò solo che…

…fu per conoscere meglio la Capoeira che andai in Brasile per la prima volta…

…fu in Brasile che sperimentai l’Ayahuasca per la prima volta…

…fu dopo una cerimonia di Ayahuasca che decisi di prendermi un anno sabbatico per viaggiare in Brasile e ritrovare me stesso…

…fu dopo quel pazzesco anno sabbatico che ebbi certezza che la Guardia di Finanza era tutt’altro che il mio posto, e che sarei dovuto uscirne per inventarmi una nuova vita.

Con un po’ di paura e immenso sollievo lasciai per sempre pistola, divisa e tesserino.


Sul finire del duemilasedici, nel turbine di un nuovo caotico inizio, di mutamenti radicali, mentre mi barcamenavo in un confuso percorso di crescita personale, ricevetti la mia prima lettura di Tarot.
Non fui io a cercarla: arrivò. Ed era il momento perfetto.

Quella lettura fu profonda e potente.

E l’efficacia e la potenza di questo strumento – il Tarocco di Marsiglia – mi lasciarono così sorpreso e affascinato che cominciai a studiarlo, con l’aiuto della persona che, con quella lettura, mi aveva senza saperlo iniziato al Tarot, e che oggi è ancora un importante riferimento per me.

Ciò che ho ricevuto in quella prima lettura è stato l’imprinting di quel che ambisco a dare agli altri coi miei consulti: una visione più chiara, più ampia e più profonda delle soluzioni ai propri problemi; un aiuto concreto per superare blocchi, paure, difficoltà; la possibilità di fare luce su una questione importante – che sia esteriore o interiore… insomma, una strada in più da potere imboccare per cambiare il proprio presente – e dunque costruirsi un futuro di felicità.


E a proposito del mio “marchio”: Aladim è il mio apelido – il soprannome che in molti gruppi di Capoeira viene dato ai capoeiristi, retaggio dell’epoca in cui la Capoeira era proibita per legge e i capoeiras usavano nomi fittizi per evitare problemi con la polizia.

È un nome al quale sono molto legato – l’ho ricevuto a Salvador de Bahia nel mio primo viaggio in Brasile – e ho deciso di usarlo nel mio brand.